giovedì, 24 maggio 2007

SEX CRIMES AND THE HOMOSEXUALS?
 
Nel mio precedente intervento, pur mantenendo uno stile tutto sommato leggero, ho introdotto tre elementi di analisi che reputo fondamentali ai fini di una compiuta confutazione non tanto delle notizie presentate dall’accrocco gazzettiero della BBC intitolato “Sex crimes and the Vatican” quanto dell’ideologia che ne ispira oggi la presentazione in Italia e che, per altri versi, ne costituisce il telaio, il tessuto connettivo. E’ noto, invero, come l’informazione sia un’elaborazione autonoma, della quale i fatti costituiscono lo spunto e il cui fine ultimo non è tanto quello di “rendere noto” quanto quello di “rendersi nota”. Non saranno i fatti, quindi, che andrò a contestare ma l’informazione che sui fatti è stata elaborata a partire da una ben precisa ideologia. Questo anche per ribadire un concetto che, da studioso, mi è particolarmente caro: l’informazione sta alla conoscenza come l’ideologia sta alla filosofia. Non a caso il kitsch metafisico del quale ho ripetutamente parlato in passato utilizza l’informazione come fondamento dell’esperienza, provocando una ridondanza culturale del giornalismo, e l’ideologia come modello intellettuale unico, dal quale deriva l’enfasi retorica del merito rispetto al metodo.
I tre elementi di analisi, che riporto ora in via preliminare, sono: 
1)      la responsabilità morale e culturale della diffusione della pedofilia non è di sicuro ascrivibile al cristianesimo – cattolico, ortodosso o riformato che sia – che, anzi, l’ha sempre apertamente, decisamente e coerentemente avversata, anche nella sua forma più ambigua – la pederastia – molto in voga nel mondo pagano e oggetto, in epoche più recenti, di nostalgie classicheggianti da parte, guarda caso, di omosessuali dichiarati come Wilde o Gide;
2)      la responsabilità morale e culturale della diffusione della pedofilia, alla quale il cristianesimo, proponendo un’idea di uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio e una morale sessuale conseguente, ha sempre posto un freno, è certamente da addebitare alla cosiddetta “liberazione sessuale” che, per bocca di guru come A. Kinsey, guarda caso pedofilo, ha inteso affermare un’idea neopagana dell’uomo fondata sull’apologia di una presunta naturalità fatta di istinti e pulsioni irrazionali, insofferente a qualsiasi limite deontologico e soggetta paradossalmente alla schiavitù di una libertà inconsapevole; 
3)      un approccio intellettualmente onesto non può non rilevare che proprio quel mondo laico-omosessuale che oggi si dimostra tanto severo in materia di pedofilia (sollecitudine tardiva ma comunque lodevole se non fosse anche sospetta perché a orologeria) si è sempre mostrato in passato possibilista, culturalmente connivente quando non pedofilo praticante:si sono dunque convertiti – loro, i laidi cantori dell’ideale classico della pederastia, loro, per anni compagni di merende di NAMBLA – oppure, indifferenti come al solito alla sorte delle piccole vittime dell’amore libero, le stanno oggi stuprando anche mediaticamente col solo scopo di gettare un po’ di fango sullo scomodo e, ahiloro, popolarissimo Benedetto XVI?
Premesso ciò, definita la reale portata culturale dell’accusa e avanzati legittimi dubbi sulla buona fede di questi nuovi farisei (mi punge vaghezza anzi di dedicarmi a tempo perso a una bella inchiesta giornalistica speculare, magari intitolata “Sex crimes and the homosexuals”), vediamo di smontare rapidamente la bufala della BBC.
Dico subito che il documentario mostra una penosa ignoranza in materia di diritto canonico. La Chiesa Cattolica, com’è noto a chi non fa il gazzettiere tanto nello Stivale quanto nella perfida Albione, ha un proprio diritto penale, che regola il giudizio e le condanne dei sacerdoti. Tale diritto, che prevede pene che vanno dalla sospensione a divinis fino alla scomunica vera e propria, non si sovrappone mai alle leggi dello stato e non le esclude, configurandosi solo come fonte di un giudizio diverso e parallelo.
In quest’ambito, nell’aprile del 2001, Giovanni Paolo II rese pubblica la lettera apostolica Sacramentorum sanctitatis tutela” contenente le norme per l’attribuzione di alcuni processi penali canonici alla Congregazione per la dottrina della Fede e di altri, invece, ai tribunali diocesani. Il cardinale Joseph Ratzinger, all’epoca prefetto per la Congregazione della dottrina della Fede, pubblicò il mese successivo la lettera De delictis gravioribus”, che non è altro che una sorta di regolamento di esecuzione delle norme stabilite dal Papa.
Su questo atto ufficiale i solerti giornalisti della BBC speculano con risibile imperizia presentandolo in primo luogo come un documento segreto, laddove esso era invece presente il 18 maggio 2001 sia sul bollettino ufficiale della Santa Sede che sul sito del Vaticano, quindi dimenticando di ricordare che non si trattava di un’iniziativa autonoma del cardinale Ratzinger ma di un atto dovuto, necessario a dare applicazione alle norme stabilite in prima persona da Giovanni Paolo II, e infine facendo credere al popolo dei gonzi (e degli stronzi, mi si passi l’ardire) che l’affermazione contenuta nel documento, secondo cui alcuni crimini più gravi, tra i quali la pedofilia, sono sottoposti alla giurisdizione della Congregazione per la Dottrina della Fede (tra l’altro proprio per evitare che eventuali amicizie in loco dell’imputato possano in qualche modo ammorbidire l’azione del tribunale), vada interpretata come un invito ai vescovi a occultare quei delitti alla giustizia secolare, riservandoli al solo tribunale ecclesiastico. Sia chiaro: questo è chiaramente falso, basta saper leggere. I contenuti dell’istruzione riguardano solo ed esclusivamente la ripartizione delle materie per singoli tribunali e ai sensi del solo diritto canonico, quindi al di fuori di qualsiasi rapporto con la giustizia penale secolare. La BBC specula sull’uso dell’aggettivo “esclusiva” dando a intendere che suggerisca la volontà di sottrarre quei delitti, tenendoli nascosti, alla competenza dei tribunali secolari, laddove siano anche penalmente rilevanti (l’atto di un prete che va a letto con una donna consenziente, per esempio, non lo è), mentre invece vuole solo affermare l’esclusione della competenza degli altri tribunali ecclesiastici su certe materie più gravi, ovviamente, lo ripeto per gli eventuali lobotomizzati all’ascolto, ai sensi e nei limiti del solo diritto canonico.
Questi giornalisti da avanspettacolo, però, non contenti della triplice figuraccia rimediata, insistono e puntano l’occhiolino strabico sulla nota n. 3 dello stesso documento, dov’è citata l’istruzione Crimen sollicitationis” promulgata dall’allora Sant’Uffizio nel marzo 1962, sotto il pontificato di Giovanni XXIII. Tale istruzione, NON EMANATA DAL CARDINALE RATZINGER, CHE ALL’EPOCA FACEVA SOLO IL PROFESSORE DI TEOLOGIA IN GERMANIA, E CHE NON SI OCCUPAVA COMUNQUE DI PEDOFILIA MA DELL’ABUSO DEL SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE DA PARTE DEI SACERDOTI AL FINE DI STABILIRE RELAZIONI SESSUALI CON LE LORO PENITENTI, ordinava che i relativi processi canonici si svolgessero a porte chiuse, al fine di tutelare gli imputati, in caso d’innocenza, le vittime e anche i testimoni. E’ opportuno rilevare che, oltre a non avere nulla a che fare con la pedofilia, la disposizione riguardava, anche in questo caso, i soli procedimenti canonici, e che da nessuna parte stava scritto che, nel caso tali abusi avessero anche rilievo penale per la giurisdizione secolare, dovessero essere in qualche modo occultati. C’era anzi l’obbligo dichiarato di denuncia, pena la scomunica, per chiunque fosse venuto a conoscenza di fatti simili. In conclusione: dichiarare che i processi canonici a carico di sacerdoti accusati di usare del sacramento della confessione per porre in essere relazioni sessuali con le penitenti dovessero svolgersi a porte chiuse, non significava in alcun modo manifestare la volontà di sottrarre gli stessi sacerdoti, nel caso avessero commesso atti rilevanti anche per la giustizia penale secolare, ai relativi tribunali civili. 
Nel documento del 2001, firmato da Ratzinger, venivano poi adottate norme canoniche – sottolineo canoniche, perché di questo e solo di questo stiamo parlando - più rigide proprio per i casi di pedofilia, a partire dall’ampliamento dei normali termini di prescrizione fino al compimento da parte della vittima addirittura del ventottesimo anno d’età. Con ciò la Chiesa dimostrava e dimostra, contrariamente a quanto lascia intendere il documentario, l’intenzione chiara e ferma di perseguire la pedofilia senza alcuna tolleranza anche nell’ambito della propria disciplina interna.
D’altro canto, la nomina a prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede di un uomo come il cardinale William J. Levada, notoriamente implacabile nei confronti dei preti pedofili, conferma tale atteggiamento.
Per quanto riguarda, infine, gli eventuali ostacoli posti da singoli vescovi alle doverose inchieste delle autorità giudiziarie secolari sulla base di considerazioni di opportunità forse comprensibili ma in alcun modo condivisibili, Benedetto XVI si è espresso chiaramente e più di una volta, dichiarandole inaccettabili (si veda, per esempio, l’allocuzione ai vescovi irlandesi del 28 ottobre scorso).
Come si può verificare, a patto di andarsi a leggere davvero i documenti citati dall’inchiesta giornalistica della BBC, si tratta di una bufala di proporzioni colossali, tessuta giocando sulla confusione degli ambiti, sull’ambiguità delle parole e sulla dabbenaggine delle persone. Un’indegna ostentazione mediatica di malafede e d’ignoranza dinanzi alla quale non si può e non si deve rimanere inerti. La libertà di parola e d’informazione non è libertà di diffamazione e di menzogna. Chi fosse interessato ad aiutarmi a raccogliere un dossier - puntuale, minuzioso, accanito e assolutamente veritiero - intitolato appunto “Sex crimes and the homosexuals” (l’editore, ve l’assicuro, si trova di corsa), può farsi avanti, perché è tempo di dare a questi infami calunniatori la lezione che si meritano, usando per una volta i loro stessi metodi.
postato da: claraevallensis alle ore 21:36 | link | commenti (120)
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mercoledì, 23 maggio 2007

SPETTEGULESS

In attesa di buttare giù un post per spiegare, punto per punto, che il presunto scoop della BBC sui preti pedofili è una bufala di proporzioni colossali per la quale, non a caso, si emozionano solo i neuroni in libera uscita di colossali imbecilli (un po' come per il caso Cascioli, l'agronomo dell'alta Tuscia che, improvvisatosi storico, dimostrò che Gesù Cristo non era un personaggio storico, bensì il protagonista di un romanzo inglese di fine '800), propongo ai miei cari ventisei lettori una lettera che ho scritto alla signora Luana De Rossi, dell'Associazione Culturale Namir di Roma, in risposta alla seguente e-mail:

CI RIMARRANNO MALE coloro che sono andati al FAMILY DAY - e hanno portato cartelli con scritto sopra ... RATZINGER SONO TUO ... grave gravissimo e anche pericoloso... non informarsi in questa societa.
E ANCORA PIU' GRAVE QUELLA SICILIA che non intende cambiare... votando sempre a destra - la destra che inciucia con la mafia...
NON PERDIAMOCI QUESTO VIDEO INCHIESTA TRASMESSO DALLA BBC - sui preti pedofili - un video che gira in internet e che la TV ITALIANA non intende trasmettere - servi dei potenti cattolici - servi dell'economia - servi della DIS-informazione.
CENTINAIA DI BAMBINI VIOLENTATI DA QUESTI PRETI E ANCHE RATZINGER CHIAMATO IN CAUSA... in un processo in germania si salvo' perche' diventato papa.
e' questo che vogliamo difendere? e allora non sono meglio i DICO? l'amore chiaro e non violento perche' scelto tra due adulti dello stesso sesso che seguono l'istinto naturale? perche' se c'e' qualcosa di realmente INNATURALE E VIOLENTO - NON praticata da nessuna specie animale vivente - dai mammiferi agli insetti - dalle rose rosse alle piante... su questa terra creata... e' proprio la PEDOFILIA.
QUESTA ITALIOTTA ci fa sempre piu' schifo - e i politici come MASTELLA - MORATTI... silvio berlusconi ... dovrebbero vergognarsi prima di scendere in piazza a difendere coloro che ormai si difendono solo l'otto per mille ma al posto della dignita' e altruismo reale.
ORA GUARDATE QUESTO VIDEO E POI DITE SE NON AVEVA RAGIONE VAURO CON LA SUA VIGNETTA e non trovate scuse prima osservate e poi fatevi i conti con l'anima...a chi gli rimarra' la fede.
IL VIDEO E' SCONVOLGENTE E QUINDI VI INVITIAMO A VEDERLO... : naturalmente la chiesa attraverso AVVENIMENTI IL GIORNALE DELLA POTENTE CEI ed altri poteri sta gia' tentando di censurarlo quindi sbrigatevi...

Non ho voluto soffermarmi sullo stile a dir poco incerto, ho trascurato bonariamente la tirata da superiorità etica sinistrorsa sul voto siciliano (che c'entrava come i cavoli a merenda), ho glissato su qualche imprecisione - per dirne una, il quotidiano della CEI si chiama "Avvenire" e non "Avvenimenti" - non scusabile da parte di questi informatissimi che si permettono di censurare la presunta disinformazione altrui, e mi sono soffermato invece solo sul nocciolo della questione rispondendo in cotal guisa

Signora De Rossi, che pena e pietà.
E lei osa parlare di Italiotta? Io sono laicissimo, si figuri, ma di fronte a questo pettegolezzo cialtrone, di fronte a questa dietrologia da autobus all'ora di punta, di fronte a questo miserrimo fanatismo ghibellino e contradaiolo rimango esterrefatto.
Il falso scoop della BBC: figuriamoci roba vecchia di un anno!
Eh sì, perché, invece di fare propaganda da idioti, basterebbe ricondurre tutto, come farebbe qualsiasi persona colta, responsabile e non in malafede, ai rapporti tra diritto canonico e legislazioni nazionali, basterebbe ripercorrere gli eventi in modo completo e veritiero per scoprire che ciò che ha messo la bava alla bocca all'ossigenato Michelone Santoro non è che una bufala colossale, già ampiamente demistificata in patria.
Quanto alla pedofilia, questi gazzettieri fu-falcemartellati dovrebbero informarsi meglio: la Chiesa Cattolica, con tutti i suoi limiti, l'ha duramente condannata e la combatte, al proprio interno e fuori, in ambito morale e disciplinare. Se c'è una cultura, invece, che ha tentato un vero e proprio sdoganamento culturale di questo abominio è quella laico-omosessuale. Qualcuno di voi disinformati ricorda la tresca decennale, sotto lo slogan "se c'è amore e consenso non c'è peccato né reato", tra ILGA - la più importante associazione gaylesbo americana - e NAMBLA - l'associazione dei pedofili - terminata poi quando ILGA comprese che, con simili compagni di viaggio, non avrebbe mai avuto alcun riconoscimento ufficiale da parte delle organismi internazionali? Qualcuno di voi ricorda quale partito invitò l'associazione pedofila danese al proprio congresso in veste ufficiale? No? Ve lo dico io: il laicissimo partito radicale. E chi si ricorda quale radio mandò in onda, unica in Italia, il vergognoso programma, sempre danese, dal titolo "Papà posso toccarti l'uccello?"? No? Radio Radicale. E chi ha difeso recentemente in tv il diritto dei pedofili olandesi ad avere il loro partito? Marco Cappato, segretario dell'Associazione Luca Coscioni. E vogliamo fare quattro esempi di persone che, in tempi diversi, hanno sostenuto gli argomenti dei pedofili sul libero amore e sul libero consenso (sì, proprio gli stessi di quell'ignobile maiale arrestato e condannato grazie a un servizio delle "Iene")? Aldo Busi, gay, Gianni Vattimo, gay, Niki Vendola, gay. Per tacere dell'entomologo A. Kinsey, il grande teorico dell'amore libero e del rapporto bufala sulla diffusione dell'omosessualità nel mondo, naturalmente pedofilo pure lui.
E questa fogna di pedofili praticanti e di conclamati conniventi intellettuali osa orchestrare una buffonata simile che qualsiasi professore di diritto canonico (laico, non bisogna essere preti per insegnare diritto canonico) bucherebbe come un palloncino sfiatato? Ripeto è propaganda da autobus, pettegolezzo da pianerottolo. Degna di gente come Vauro il vigliacco (che fa le vignette sul Papa ma si affretta a condannare quelle danesi su Maometto), come Beppe Grillo il tribuno della specie (che sul suo blog censura i commenti che non gli vanno a genio) e come Michelone Santoro il terminator del capello bianco (che alla fine è tornato, come i nodi tanti anni fa sul suo pettine).
La prego di non inviarmi mai più mail del genere: io sono uno che ha studiato e che di sicuro non ha tempo da perdere con certe fanfaluche. Immagino non le manchino sciacquapiatti buzzicone, scaricatori di porto, guitti falliti, ragazzotti con la maglietta del Che adeguatamente sudata sotto le ascelle e parrucchiere in fregola: ormai un pc e una mail ce l'hanno tutti, mi faccia la cortesia di inoltrare a loro inviti come questo.
Certo della sua comprensione la saluto cordialmente.
postato da: claraevallensis alle ore 19:12 | link | commenti (27)
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mercoledì, 09 maggio 2007

PROTESTE DEL MENGA

Il ministro Paolo Ferrero ha protestato con la ministra Rosi Bindi colpevole di non aver invitato le associazioni gay e lesbiche al Forum sulla famiglia.
Trovo la protesta del ministro Ferrero poco democratica e discriminatoria nei confronti, nell'ordine:


1) delle associazioni bocciofile;
2) degli amici del bridge;
3) di filatelici e filodrammatici;
4) delle associazioni dei piccoli proprietari immobiliari;
5) degli amici della tauromachia;
6) degli amici del liscio "Raul Casadei";
7) del dopolavoro ferroviario;
8) dell'associazione grafologi professionisti;
9) dell'associazione italiana arbitri;
10) dell'associazione consulenti coniugali;
11) dell'unione veterinari "Amaro Montenegro";
12) dell'associazione nazionali bieticoltori;
13) dell'associazione produttori patate emiliano-romagnole;
14) dell'associazione del turismo equestre;
15) dell'unione speleologica;
16) dell'United Colors of Benetton;
17) dell'unione gas auto;
18) della Corporacion Dermoestetica;
19) della Confederazione nazionale inquilini e associati;
20) del Consorzio obbligatorio degli oli usati.

Ministro Ferrero: vergogna! Fassista, rassista, sessista e leghista! E quanno ce vo' ce vo'...
postato da: claraevallensis alle ore 23:37 | link | commenti (96)
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martedì, 08 maggio 2007

SPAGHETTI-PHILOSOPHER 3

I grandi vini, a differenza di quelli mediocri, invecchiano bene e lo stesso capita di regola ai filosofi.
Che Gianni Vattimo non fosse un Aristotele, uno Spinoza, un novello Gadamer (suo inarrivabile  maestro), lo avevamo capito da tempo, ma l’ultima sua “fatica” editoriale dal titolo “Ecce comu. Come si ri-diventa ciò che si era” (Fazi editore) è davvero la quintessenza di un triste crepuscolo (a dispetto dell’allusione nietzscheana a “Ecce homo”, non tanto degli idoli quanto dei bigoli). Questo a dimostrazione di come, superati i settanta, certi uomini si lascino tentare dalla nostalgia per una giovinezza irrimediabilmente perduta non solo dichiarando a un’interessatissima opinione pubblica i propri palpiti per le scultoree membra di “loliti” danzanti sui cubi, ma anche andando a resuscitare un obsoleto armamentario ideologico che la maturità aveva opportunamente accantonato, nella  speranza di ritrovare ascolto e rispetto tra quella meglio gioventù scapigliata che, tra una canna e l’altra, sogna cioè un mondo cioè più giusto, con tanto amore e cioè nessuna o pochissima guerra, se non qualche mitragliata a Biagi e D’Antona, due pallottole a monsignor Bagnasco e qualche maledizione cioè agli yankee, ai giudei e ai morti di Nassirya che cioè ce ne fossero 10, 100, 1000.
Un’operazione nostalgia in piena regola quella di Vattimo, quindi, non molto lontana in sostanza dallo spassoso tentativo, andato in onda in RAI tanti anni fa, di Aldo Fabrizi, Ave Ninchi, Bice Valori e Paolo Panelli di imparare il geghegè da una scatenata Rita Pavone.
Tralasciando la prima parte del libricino, che raccoglie, tanto per fare massa e per giustificare i 12,50 euro del prezzo, una serie di contributi di imbarazzante faciloneria militante, come dimostrano l’apologia della funzione di garanzia esercitata dallo Stato, sempre più miracolosamente etico (peccato che Vattimo non ci spieghi chi dovrebbe controllare il controllore e perché, in assenza di tale controllo, il controllore medesimo possa essere considerato una garanzia), in economia e non solo, e la malia esercitata sul pensatore calabropiemontese da personaggi sinistri, non solo ideologicamente, come il principiante Chavez e il più classico Fidel Castro, m’interessa spendere qualche parola sulla seconda, più speculativa, nella quale il professore, che si definisce un “cristocomunista” (non più "catto" per complesse questioni di letto), teorizza alla sua maniera un nuovo “comunismo libertario”.
Vattimo sostiene innanzitutto che una politica di sinistra deve prima di ogni altra cosa farsi delle domande sulla politica: ma questo, dico io, non è di sinistra, questo è semplicemente filosofico, e mi sta benissimo; di sinistra, casomai, è prima di tutto farsi certe domande sulla politica, di sinistra (o di destra) è la scelta del punto di vista delle domande. Il parallelo, suggerito dal professore, con la riflessione di Adorno sulle avanguardie artistiche novecentesche e sulla loro vocazione a mettere in discussione l’arte in sé non regge perché per Adorno questo era il tratto distintivo di tutte le avanguardie storiche e non solo di una o di alcune. Con la precisazione “di sinistra”, Vattimo compromette invece tout court la filosofia della politica con un’ideologia e cade in una grossolana banalizzazione.
Ma non è tutto. Il pensatore calabropiemontese esalta l’irrazionalismo contro l’illuminismo, troppo compromesso coi concetti di “natura” e di “verità” e quindi moderato e potenzialmente conservatore, e addirittura contro Marx, colpevole di credere “in una verità obiettiva della storia e nell’esistenza di un’essenza umana”. Per non gettare al macero più di quarant’anni di pensiero più o meno debole, Vattimo rilancia quindi il suo primo amore – il nichilismo – proponendolo come motore della sua personale rifondazione comunista, con Nietzsche e Heidegger a farla da padroni alla faccia del povero Marx, scippato di quel che resta del suo “tesoretto” – l’etichetta “comunismo” – da questo birbaccione settantenne in sella alla sua lambretta filosofica (truccata).
Vattimo conclude la sua riflessione dichiarandosi infine nemico di ogni “mistica” che presupponga l’esistenza di una verità e affermando pomposamente la sua volontà di fondare il suo “comunismo libertario” sul motto “non ci sono fatti, solo interpretazioni”.
A suo tempo, il professore, intimorito dalla possibile deriva dell’ermeneutica in direzione di una sostanziale liquidazione della filosofia destinata a essere soppiantata da una teoria generica della cultura, escogitò la trovata del nichilismo, divenuto poi l’elemento caratteristico di tutti i suoi scritti e che in quest’ultimo libretto viene riproposto ancora una volta nonostante il depistaggio di un comunismo quanto mai vago e strampalato. Col ricorso al nichilismo, Vattimo ha sempre immaginato un pensiero debole dalle radici forti, tramite il quale ancorare l’ermeneutica alla metafisica, sia pure in accezione negativa. Tale trovata, però, è sempre stata anche il ventre molle delle sue tesi. Perché l’ermeneutica è un metodo, non una metafisica, e se diviene una metafisica cessa di essere ermeneutica. In questo caso, a rigore, sul motto “non ci sono fatti, solo interpretazioni” non si potrebbe fondare un bel niente proprio perché anche quel motto a sua volta  non è altro che un’interpretazione. Chiamata a servire da verità fondamentale, invece, tale interpretazione non solo si smentisce proponendosi come fatto e non come interpretazione ma, presupponendo l’esistenza di una verità identificabile nella sua pura consistenza di proposizione che nega se stessa, contraddice lo stesso Vattimo allorché si dichiara nemico di ogni mistica che implichi una qualsiasi verità.
Un pasticcio logico senza precedenti in un libro che maschera dietro il fervore irrazionalistico  l’abituale fragilità filosofica del pensatore calabropiemontese, condita stavolta con un giovanilismo barricadiero e comunardo sul quale, per essere caritatevoli, si può solo stendere un velo di sorridente indulgenza.

postato da: claraevallensis alle ore 15:08 | link | commenti (8)
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domenica, 06 maggio 2007

FELICITATIONS, MONSIEUR LE PRESIDENT!

Mi ero ripromesso di non parlarne, per scaramanzia, sino a elezione avvenuta. Ora posso farlo.
Sostengo la candidatura di Nicolas Sarkozy alla presidenza della repubblica francese da più di due anni: un liberista in economia, conservatore nei valori, favorevole al superamento del tradizionale civismo laicista, contrario all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, sostenitore della nazionalizzazione dell'Islam francese, deciso a riportare la Francia in una dimensione atlantica di solida amicizia con gli Stati Uniti.
Mi auguro nel contempo che la netta sconfitta di Ségolène Royal sia la prima di una lunga serie per gli esponenti del vetusto e sempre più inadeguato socialismo europeo: attendo la vittoria di David Cameron in Gran Bretagna e la fine, che auspico massimamente miserevole, del minus habens Zapatero in Spagna.
Spero che la vittoria di Sarkozy inauguri in Europa l'onda lunga liberalconservatrice: un monito anche per il centrodestra italiano affinché acceleri il processo di formazione di una forza al 40%, capace di condannare il non ancora nato Partito Democratico a perenne sconfitta.
Dalla Francia giungono intanto notizie di tafferugli innescati dalla solita, democratica e pacifista racaille sessantottarda alla quale, evidentemente, la morte politica e culturale proprio non va giù. Morte alla quale noi, ovviamente, brindiamo a champagne.
postato da: claraevallensis alle ore 23:23 | link | commenti (11)
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venerdì, 04 maggio 2007

TERRORISMO O METEORISMO?

La reazione dell'Osservatore Romano sul caso Rivera è stata a mio parere inadeguata. Alla libertà di espressione e di satira (anche se nel caso di Rivera è piuttosto difficile definirle tali) bisognava rispondere per analogia.
Mi permetto di dare qualche consiglio all'organo ufficiale della Santa Sede auspicando che possa farne buon uso in futuro.
Quando si è in presenza di un idiota non bisogna mai dimenticare che un idiota non può fare a meno di manifestarsi come tale: l'idiozia è per sua natura estroversa.
Nel caso di Rivera, dopo avergli spiegato che il suo non è stato altro che l'ennesimo sdoganamento del più tipico "discorso da autobus" (illustrandogli, magari, chi era davvero San Francesco d'Assisi, fedelissimo alla Chiesa e al Papa, e spiegandogli a seguire che evoluzione non è sinonimo di progresso nemmeno per i neodarwinisti, che la concessione delle esequie religiose non è un giudizio, positivo o negativo che sia, sulle prospettive della salute eterna del defunto ma solo la presa d'atto della sua disposizione finale e, in sostanza, della sua volontà in proposito, e, infine, che la retorica sentimentale dell'amore non coincide, per fortuna, con la verità evangelica dell'amore stesso, che è Dio e che in Dio ha la sua sola unità di misura, della quale costituisce, invece, una contraffazione a buon mercato per il buonismo di guitti televisivi, di cantanti marpioni e di politicanti da quattro soldi, utile all'occorrenza anche per autentici mostri libertari come i pedofili di NAMBLA o quelli danesi e olandesi, grandi amici dei nostrani rosapugnetti),
bisognava liquidarlo con paterna compassione non come portatore di terrorismo ma di spazzatura incolta, di propaganda qualunquistica, di peti di senso compiuto ma di dubbio significato.
Il problema di Rivera, cari redattori dell'Osservatore, non è il terrorismo ma il meteorismo.
postato da: claraevallensis alle ore 09:39 | link | commenti (16)
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mercoledì, 02 maggio 2007

RACAILLE!

Il solito concerto del 1° maggio. La solita gente. La solita oscena subcultura di sinistra coi suoi luoghi comuni, coi suoi santini giovanilistici per cinquantenni (da John Lennon a Che Guevara), con la sua stantia e sempre più supposta – in ogni senso - superiorità morale declinata in chiave postmoderna sulle corde delle chitarre di strimpellatori dal giro di do fin troppo facile.
La diretta su RaiTre è la consueta chiavica finanziata coi soldi del canone: imperversano il dandinizzato Andrea Rivera, il catatonico Paolo Rossi, un vero e proprio spot al proibizionismo (nel senso che, dopo aver visto come si è ridotto, l’opinione pubblica non può che sposare le tesi più sciaguratamente poliziesche in materia) e l’ormai definitivamente zampaglionizzata Claudia Gerini (peccato, ché era gradevole alla corte di Boncompagni).
Lo spettacolo, che raggiunge l’acme con l’esibizione di un artritico Chuck Berry, dimesso per l’occasione da un cronicario di Memphis, sarebbe già deprimente per conto suo e potrebbe tranquillamente agonizzare sulle note di “Dio è morto”, inno gucciniano sulla generazione che doveva cambiare il mondo e che, invece, sarà ricordata come l’ultima a poter godere del sistema previdenziale retributivo, senza ricorrere a penosi corollari di ignoranza e inciviltà. Invece no: gli amici dei brigatisti, i pacifisti neofrancescani pieni d’odio, però, per americani, israeliani e caduti di Nassirya, hanno voluto lasciare vivide testimonianze della loro infima trivialità.
Ed ecco, nell’ordine:

Andrea Rivera che, dopo una penosa battuta su un presunto antievoluzionismo della Chiesa Cattolica (qualcuno dovrebbe chiarirgli due cose: che la Chiesa non è contraria all’evoluzionismo ma solo a certe sue derive ideologiche e che gli stessi neodarwinisti hanno accantonato da tempo l’equazione evoluzione=progresso alla quale lui, invece, sembra credere ancora), infila una serie impressionante di castronerie invocando un finto San Francesco tutto oleografico e dichiarandosi sdegnato per la decisione della Chiesa di rifiutare i funerali a Welby dopo averli concessi a Franco e Pinochet (qualcuno a scuola, dove speriamo torni presto, dovrebbe spiegargli che il rifiuto della celebrazione funebre non è un giudizio sull’anima del defunto – dal momento che questo spetta solo a Dio – e che, in virtù di ciò, non dipende dalla valutazione del “profilo morale” del morto ma è una semplice presa d’atto della sua ultima volontà: Franco e Pinochet, affidati come Welby al giudizio e alla misericordia di Dio, hanno chiesto e ottenuto il perdono sacramentale laddove Welby ha pubblicamente manifestato fino alla fine principi tanto legittimi quanto antitetici a quelli della dottrina cattolica; è paradossale ma l’ignoranza e la retorica superficialità di Rivera l’hanno spinto in sostanza a reclamare l’innalzamento a giudizio morale del significato della concessione delle esequie religiose e, nel contempo, l’abbassamento del giudizio divino a livello di  opinione storica e politica, segno ancora una volta di un maldestro materialismo etico tanto confusionario quanto loquace);

Daniele Silvestri che ricorda Rahmatullah Hanefi, oggetto a suo dire di accanimento giudiziario e detenuto illegittimamente: certo, le accuse contro Hanefi andrebbero formalizzate in vista di un giusto processo, ma ciò che mi chiedo è perché per il mediatore di Emergency debba valere la presunzione d’innocenza mentre per Berlusconi o per Andreotti  sia sempre stata praticata e giustificata quella di colpevolezza (non mi risulta che il buon Silvestri e i suoi amici falcemartellati abbiano mai condannato in passato il pubblico linciaggio e la persecuzione giudiziaria, prima benedetti dalle procure e poi rivelatisi del tutto infondati, del cavaliere e del senatore a vita); 

un gruppo di volonterosi comunisti giunti in piazza per il concerto che aggredisce Mario Segni e che, visto che c’è, provvede anche a sottrarre e a strappare i verbali contenenti ben 200 firme di liberi e sovrani cittadini favorevoli al referendum sulla legge elettorale (ma lo squadrismo si condanna solo quando è fascista?);

una masnada di giovani spettatori del “concertone” che prima distrugge letteralmente un treno proveniente da Reggio Calabria e diretto a Roma perché “irritata” dal poco cubano obbligo di pagamento del biglietto ferroviario e poi fugge, dopo aver tirato il freno d’emergenza, per evitare l’intervento della polizia ferroviaria già pronta alla Stazione Termini.

La sinistra: drogata dal mito della propria superiorità morale col quale giustifica la pratica di una costante schizofrenia (sono pacifisti ma violenti, fanno la morale al governo afghano ma quando c’è da linciare un avversario politico non si fanno altrettanti scrupoli, e così via) e illusa dalla favola di un’altra superiorità, quella culturale, della quale non gli restano ormai che guitti sbiaditi come Serena Dandini e Dario Vergassola e insigni monumenti al pidocchio come Simone Cristicchi. Per definire tutto ciò non si può che ricorrere a una felice espressione utilizzata a suo tempo da Nicolas Sarkozy e che faccio totalmente mia: racaille!

postato da: claraevallensis alle ore 15:02 | link | commenti (21)
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