SPETTEGULESS
In attesa di buttare giù un post per spiegare, punto per punto, che il presunto scoop della BBC sui preti pedofili è una bufala di proporzioni colossali per la quale, non a caso, si emozionano solo i neuroni in libera uscita di colossali imbecilli (un po' come per il caso Cascioli, l'agronomo dell'alta Tuscia che, improvvisatosi storico, dimostrò che Gesù Cristo non era un personaggio storico, bensì il protagonista di un romanzo inglese di fine '800), propongo ai miei cari ventisei lettori una lettera che ho scritto alla signora Luana De Rossi, dell'Associazione Culturale Namir di Roma, in risposta alla seguente e-mail:
CI RIMARRANNO MALE coloro che sono andati al FAMILY DAY - e hanno portato cartelli con scritto sopra ... RATZINGER SONO TUO ... grave gravissimo e anche pericoloso... non informarsi in questa societa.
E ANCORA PIU' GRAVE QUELLA SICILIA che non intende cambiare... votando sempre a destra - la destra che inciucia con la mafia...
NON PERDIAMOCI QUESTO VIDEO INCHIESTA TRASMESSO DALLA BBC - sui preti pedofili - un video che gira in internet e che la TV ITALIANA non intende trasmettere - servi dei potenti cattolici - servi dell'economia - servi della DIS-informazione.
CENTINAIA DI BAMBINI VIOLENTATI DA QUESTI PRETI E ANCHE RATZINGER CHIAMATO IN CAUSA... in un processo in germania si salvo' perche' diventato papa.
e' questo che vogliamo difendere? e allora non sono meglio i DICO? l'amore chiaro e non violento perche' scelto tra due adulti dello stesso sesso che seguono l'istinto naturale? perche' se c'e' qualcosa di realmente INNATURALE E VIOLENTO - NON praticata da nessuna specie animale vivente - dai mammiferi agli insetti - dalle rose rosse alle piante... su questa terra creata... e' proprio la PEDOFILIA.
QUESTA ITALIOTTA ci fa sempre piu' schifo - e i politici come MASTELLA - MORATTI... silvio berlusconi ... dovrebbero vergognarsi prima di scendere in piazza a difendere coloro che ormai si difendono solo l'otto per mille ma al posto della dignita' e altruismo reale.
ORA GUARDATE QUESTO VIDEO E POI DITE SE NON AVEVA RAGIONE VAURO CON LA SUA VIGNETTA e non trovate scuse prima osservate e poi fatevi i conti con l'anima...a chi gli rimarra' la fede.
IL VIDEO E' SCONVOLGENTE E QUINDI VI INVITIAMO A VEDERLO... : naturalmente la chiesa attraverso AVVENIMENTI IL GIORNALE DELLA POTENTE CEI ed altri poteri sta gia' tentando di censurarlo quindi sbrigatevi...
Non ho voluto soffermarmi sullo stile a dir poco incerto, ho trascurato bonariamente la tirata da superiorità etica sinistrorsa sul voto siciliano (che c'entrava come i cavoli a merenda), ho glissato su qualche imprecisione - per dirne una, il quotidiano della CEI si chiama "Avvenire" e non "Avvenimenti" - non scusabile da parte di questi informatissimi che si permettono di censurare la presunta disinformazione altrui, e mi sono soffermato invece solo sul nocciolo della questione rispondendo in cotal guisa:
Il ministro Paolo Ferrero ha protestato con la ministra Rosi Bindi colpevole di non aver invitato le associazioni gay e lesbiche al Forum sulla famiglia.SPAGHETTI-PHILOSOPHER 3
I grandi vini, a differenza di quelli mediocri, invecchiano bene e lo stesso capita di regola ai filosofi.
Che Gianni Vattimo non fosse un Aristotele, uno Spinoza, un novello Gadamer (suo inarrivabile maestro), lo avevamo capito da tempo, ma l’ultima sua “fatica” editoriale dal titolo “Ecce comu. Come si ri-diventa ciò che si era” (Fazi editore) è davvero la quintessenza di un triste crepuscolo (a dispetto dell’allusione nietzscheana a “Ecce homo”, non tanto degli idoli quanto dei bigoli). Questo a dimostrazione di come, superati i settanta, certi uomini si lascino tentare dalla nostalgia per una giovinezza irrimediabilmente perduta non solo dichiarando a un’interessatissima opinione pubblica i propri palpiti per le scultoree membra di “loliti” danzanti sui cubi, ma anche andando a resuscitare un obsoleto armamentario ideologico che la maturità aveva opportunamente accantonato, nella speranza di ritrovare ascolto e rispetto tra quella meglio gioventù scapigliata che, tra una canna e l’altra, sogna cioè un mondo cioè più giusto, con tanto amore e cioè nessuna o pochissima guerra, se non qualche mitragliata a Biagi e D’Antona, due pallottole a monsignor Bagnasco e qualche maledizione cioè agli yankee, ai giudei e ai morti di Nassirya che cioè ce ne fossero 10, 100, 1000.
Un’operazione nostalgia in piena regola quella di Vattimo, quindi, non molto lontana in sostanza dallo spassoso tentativo, andato in onda in RAI tanti anni fa, di Aldo Fabrizi, Ave Ninchi, Bice Valori e Paolo Panelli di imparare il geghegè da una scatenata Rita Pavone.
Tralasciando la prima parte del libricino, che raccoglie, tanto per fare massa e per giustificare i 12,50 euro del prezzo, una serie di contributi di imbarazzante faciloneria militante, come dimostrano l’apologia della funzione di garanzia esercitata dallo Stato, sempre più miracolosamente etico (peccato che Vattimo non ci spieghi chi dovrebbe controllare il controllore e perché, in assenza di tale controllo, il controllore medesimo possa essere considerato una garanzia), in economia e non solo, e la malia esercitata sul pensatore calabropiemontese da personaggi sinistri, non solo ideologicamente, come il principiante Chavez e il più classico Fidel Castro, m’interessa spendere qualche parola sulla seconda, più speculativa, nella quale il professore, che si definisce un “cristocomunista” (non più "catto" per complesse questioni di letto), teorizza alla sua maniera un nuovo “comunismo libertario”.
Vattimo sostiene innanzitutto che una politica di sinistra deve prima di ogni altra cosa farsi delle domande sulla politica: ma questo, dico io, non è di sinistra, questo è semplicemente filosofico, e mi sta benissimo; di sinistra, casomai, è prima di tutto farsi certe domande sulla politica, di sinistra (o di destra) è la scelta del punto di vista delle domande. Il parallelo, suggerito dal professore, con la riflessione di Adorno sulle avanguardie artistiche novecentesche e sulla loro vocazione a mettere in discussione l’arte in sé non regge perché per Adorno questo era il tratto distintivo di tutte le avanguardie storiche e non solo di una o di alcune. Con la precisazione “di sinistra”, Vattimo compromette invece tout court la filosofia della politica con un’ideologia e cade in una grossolana banalizzazione.
Ma non è tutto. Il pensatore calabropiemontese esalta l’irrazionalismo contro l’illuminismo, troppo compromesso coi concetti di “natura” e di “verità” e quindi moderato e potenzialmente conservatore, e addirittura contro Marx, colpevole di credere “in una verità obiettiva della storia e nell’esistenza di un’essenza umana”. Per non gettare al macero più di quarant’anni di pensiero più o meno debole, Vattimo rilancia quindi il suo primo amore – il nichilismo – proponendolo come motore della sua personale rifondazione comunista, con Nietzsche e Heidegger a farla da padroni alla faccia del povero Marx, scippato di quel che resta del suo “tesoretto” – l’etichetta “comunismo” – da questo birbaccione settantenne in sella alla sua lambretta filosofica (truccata).
Vattimo conclude la sua riflessione dichiarandosi infine nemico di ogni “mistica” che presupponga l’esistenza di una verità e affermando pomposamente la sua volontà di fondare il suo “comunismo libertario” sul motto “non ci sono fatti, solo interpretazioni”.
A suo tempo, il professore, intimorito dalla possibile deriva dell’ermeneutica in direzione di una sostanziale liquidazione della filosofia destinata a essere soppiantata da una teoria generica della cultura, escogitò la trovata del nichilismo, divenuto poi l’elemento caratteristico di tutti i suoi scritti e che in quest’ultimo libretto viene riproposto ancora una volta nonostante il depistaggio di un comunismo quanto mai vago e strampalato. Col ricorso al nichilismo, Vattimo ha sempre immaginato un pensiero debole dalle radici forti, tramite il quale ancorare l’ermeneutica alla metafisica, sia pure in accezione negativa. Tale trovata, però, è sempre stata anche il ventre molle delle sue tesi. Perché l’ermeneutica è un metodo, non una metafisica, e se diviene una metafisica cessa di essere ermeneutica. In questo caso, a rigore, sul motto “non ci sono fatti, solo interpretazioni” non si potrebbe fondare un bel niente proprio perché anche quel motto a sua volta non è altro che un’interpretazione. Chiamata a servire da verità fondamentale, invece, tale interpretazione non solo si smentisce proponendosi come fatto e non come interpretazione ma, presupponendo l’esistenza di una verità identificabile nella sua pura consistenza di proposizione che nega se stessa, contraddice lo stesso Vattimo allorché si dichiara nemico di ogni mistica che implichi una qualsiasi verità.
Un pasticcio logico senza precedenti in un libro che maschera dietro il fervore irrazionalistico l’abituale fragilità filosofica del pensatore calabropiemontese, condita stavolta con un giovanilismo barricadiero e comunardo sul quale, per essere caritatevoli, si può solo stendere un velo di sorridente indulgenza.
Mi ero ripromesso di non parlarne, per scaramanzia, sino a elezione avvenuta. Ora posso farlo. RACAILLE!
La diretta su RaiTre è la consueta chiavica finanziata coi soldi del canone: imperversano il dandinizzato Andrea Rivera, il catatonico Paolo Rossi, un vero e proprio spot al proibizionismo (nel senso che, dopo aver visto come si è ridotto, l’opinione pubblica non può che sposare le tesi più sciaguratamente poliziesche in materia) e l’ormai definitivamente zampaglionizzata Claudia Gerini (peccato, ché era gradevole alla corte di Boncompagni).
Lo spettacolo, che raggiunge l’acme con l’esibizione di un artritico Chuck Berry, dimesso per l’occasione da un cronicario di Memphis, sarebbe già deprimente per conto suo e potrebbe tranquillamente agonizzare sulle note di “Dio è morto”, inno gucciniano sulla generazione che doveva cambiare il mondo e che, invece, sarà ricordata come l’ultima a poter godere del sistema previdenziale retributivo, senza ricorrere a penosi corollari di ignoranza e inciviltà. Invece no: gli amici dei brigatisti, i pacifisti neofrancescani pieni d’odio, però, per americani, israeliani e caduti di Nassirya, hanno voluto lasciare vivide testimonianze della loro infima trivialità.
Ed ecco, nell’ordine:
Andrea Rivera che, dopo una penosa battuta su un presunto antievoluzionismo della Chiesa Cattolica (qualcuno dovrebbe chiarirgli due cose: che la Chiesa non è contraria all’evoluzionismo ma solo a certe sue derive ideologiche e che gli stessi neodarwinisti hanno accantonato da tempo l’equazione evoluzione=progresso alla quale lui, invece, sembra credere ancora), infila una serie impressionante di castronerie invocando un finto San Francesco tutto oleografico e dichiarandosi sdegnato per la decisione della Chiesa di rifiutare i funerali a Welby dopo averli concessi a Franco e Pinochet (qualcuno a scuola, dove speriamo torni presto, dovrebbe spiegargli che il rifiuto della celebrazione funebre non è un giudizio sull’anima del defunto – dal momento che questo spetta solo a Dio – e che, in virtù di ciò, non dipende dalla valutazione del “profilo morale” del morto ma è una semplice presa d’atto della sua ultima volontà: Franco e Pinochet, affidati come Welby al giudizio e alla misericordia di Dio, hanno chiesto e ottenuto il perdono sacramentale laddove Welby ha pubblicamente manifestato fino alla fine principi tanto legittimi quanto antitetici a quelli della dottrina cattolica; è paradossale ma l’ignoranza e la retorica superficialità di Rivera l’hanno spinto in sostanza a reclamare l’innalzamento a giudizio morale del significato della concessione delle esequie religiose e, nel contempo, l’abbassamento del giudizio divino a livello di opinione storica e politica, segno ancora una volta di un maldestro materialismo etico tanto confusionario quanto loquace);
Daniele Silvestri che ricorda Rahmatullah Hanefi, oggetto a suo dire di accanimento giudiziario e detenuto illegittimamente: certo, le accuse contro Hanefi andrebbero formalizzate in vista di un giusto processo, ma ciò che mi chiedo è perché per il mediatore di Emergency debba valere la presunzione d’innocenza mentre per Berlusconi o per Andreotti sia sempre stata praticata e giustificata quella di colpevolezza (non mi risulta che il buon Silvestri e i suoi amici falcemartellati abbiano mai condannato in passato il pubblico linciaggio e la persecuzione giudiziaria, prima benedetti dalle procure e poi rivelatisi del tutto infondati, del cavaliere e del senatore a vita);
un gruppo di volonterosi comunisti giunti in piazza per il concerto che aggredisce Mario Segni e che, visto che c’è, provvede anche a sottrarre e a strappare i verbali contenenti ben 200 firme di liberi e sovrani cittadini favorevoli al referendum sulla legge elettorale (ma lo squadrismo si condanna solo quando è fascista?);
una masnada di giovani spettatori del “concertone” che prima distrugge letteralmente un treno proveniente da Reggio Calabria e diretto a Roma perché “irritata” dal poco cubano obbligo di pagamento del biglietto ferroviario e poi fugge, dopo aver tirato il freno d’emergenza, per evitare l’intervento della polizia ferroviaria già pronta alla Stazione Termini.
La sinistra: drogata dal mito della propria superiorità morale col quale giustifica la pratica di una costante schizofrenia (sono pacifisti ma violenti, fanno la morale al governo afghano ma quando c’è da linciare un avversario politico non si fanno altrettanti scrupoli, e così via) e illusa dalla favola di un’altra superiorità, quella culturale, della quale non gli restano ormai che guitti sbiaditi come Serena Dandini e Dario Vergassola e insigni monumenti al pidocchio come Simone Cristicchi. Per definire tutto ciò non si può che ricorrere a una felice espressione utilizzata a suo tempo da Nicolas Sarkozy e che faccio totalmente mia: racaille!